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La Colomba della Pace della Fondazione Rachelina Ambrosini vola a protocollare un'intesa tra l'Università degli Studi di Salerno e i Medici con l'Africa Cuamm.
“La professione e il ruolo del medico non possono prescindere dalla natura multiculturale delle società moderne e dalla crescente presenza di migranti nel nostro paese, che rendono necessario creare professionisti della salute con la sensibilità umana e le conoscenze adeguate ad affrontare le sfide della salute globale”.

Grazie a tutti coloro che si sono adoperati per arrivare a questa giornata d'amore globale

Tommaso Maria Ferri

È questa la premessa sulla quale si fonda il protocollo di intesa che oggi, 25 luglio 2014, è stato siglato tra l’Università degli Studi di Salerno e Medici con l’Africa Cuamm. All’incontro erano presenti il rettore, prof. Aurelio Tommasetti, l’avv. Tommaso Maria Ferri (Presidente della Fondazione “Rachelina Ambrosini” nonché Componente Delegato dell’Associazione Medici con l’Africa Cuamm), il dott. Vincenzo Viggiani (Direttore Generale dell’AOU S. Giovanni di Dio – Ruggi d’Aragona), il prof. Mario Capunzo (Direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno), Mons. Marco Russo (Direttore della Caritas Diocesana), il prof. Armando Lamberti (Università di Salerno), e il Rettore della Pontificia Università Lateranense, S.E. Mons. Enrico dal Covolo.

Sulla base dell’accordo, l’Università di Salerno condivide l’impegno del Cuamm promuovendo tra i propri studenti moduli di insegnamento tematici sulla salute globale e la possibilità per gli specializzandi delle scuole mediche di trascorrere un periodo di formazione teorica/pratica in Africa nell’ambito del progetto Junior Project Officer (JPO). “La firma di questo importante protocollo di intesa” – dichiara il rettore Aurelio Tommasetti – “testimonia la ferma volontà dell’Università di Salerno di contribuire, unitamente alla ONG Medici con l’Africa Cuamm, alla tutela della salute delle popolazioni africane, favorendola tramite la collaborazione con altri trentadue atenei italiani e numerosi centri sanitari africani, nell’ambito della ricerca e della innovazione, della didattica e dell’assistenza sanitaria”. 

Tratto da Diariosette
“L’Associazione  Medici con l’Africa Cuamm” – ha detto Tommaso Maria Ferri – “è presente in Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Tanzania, Uganda e Sud Sudan dove dal prossimo 16 settembre sarà operativa una Scuola per Ostetriche e Infermiere dedicata a Trotula de Ruggiero”.  Perché una scuola di ostetricia? La risposta è nei numeri: “In Africa ci si ammala di aids, di malaria ma” – ha aggiunto Ferri –“soprattutto si muore di parto. Nel continente  africano una donna su 16 rischia di morire di parto, mentre in Europa il rischio riguarda solo una donna su 30mila”. E non si muore per la mancanza di particolari medicine ma per la scarsa  assistenza medica (ben il 70 percento delle donne africane, e addirittura il 95 percento in Sud Sudan, non riceve, infatti, assistenza prenatale e la metà dei parti avviene in una capanna senza assistenza medica). Il risultato è che in Africa muoiono 280mila madri; altre 10 milioni patiscono lesioni, malattie e infezioni che possono provocare sofferenze per tutto l'arco della vita”. 
Sono i numeri che ci raccontano l’articolazione della ONG fondata da don Luigi Mazzuccato: con 157 operatori, 96 medici, 16 paramedici, 45 tecnici e amministrativi; 33 progetti di cooperazione principali e un centinaio di micro-realizzazioni di supporto, con i quali appoggia 15 ospedali, 23 distretti (per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, formazione), 3 centri di riabilitazione motoria, 5 scuole infermieri, 3 università (in Uganda, Mozambico ed Etiopia). 
“Un modo diverso di fare pratica che in Italia”,  ha precisato Mario Capunzo, “è spesso penalizzata rispetto alle grosse capacità teoriche che caratterizzano i nostri studenti. Questa è la via maestra, per riconquistare un rapporto smarrito dal medico, quello con l’uomo e la sofferenza”. E’significativa, a questo proposito, la premessa del protocollo: “La professione e il ruolo del medico non possono prescindere dalla natura multiculturale delle società moderne e dalla crescente presenza di migranti nel nostro paese, che rendono necessario creare professionisti della salute con la sensibilità umana e le conoscenze adeguate ad affrontare le sfide della salute globale”.
Estremamente attuale il contributo di S.E. Mons. Enrico dal Covolo. “E’ stata tradita l’idea di Università  come alternativa critica rispetto al sistema, preferendo saltare sul carro del sistema”, ha dichiarato il rettore della Pontificia Università Lateranense per il quale  “l’università deve essere particolarmente sensibile di fronte alle situazioni esterne che la interpellano. Di fronte alla  emergenza educativa  presente, il mondo della cultura sembra aver imboccato una via diversa. Molti atenei” – ha proseguito Mons. dal Covolo – “hanno rinunciato a questa corretta idea di università. La via, invece, è quella di una collaborazione intorno ad una scala di valori condivisa”. Un evidente richiamo al colpevole silenzio di fronte ai morti in Medio Oriente e nei tanti focolai di guerra disseminati sul pianeta. “Ma è proprio dalla spina di oggi che bisogna ripartire e trasformarla in fiore di domani”.

Anna Romano 

 

 

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